
Nel panorama dell’arte urbana contemporanea, la collaborazione tra PichiAvo e Add Fuel segna un momento di dialogo e convergenza artistica senza precedenti.
Due linguaggi visivi differenti — la classicità reinterpretata dai primi e l’universo decorativo degli azulejos del secondo — si incontrano per riflettere sul tema della memoria materiale: un’indagine sulla capacità della materia di custodire tracce di identità, storia e cultura.
Il dialogo tra ceramica e scultura classica
Alla base del progetto si trova un concetto cardine: la materia come veicolo di memoria.
Add Fuel, artista portoghese noto per le sue rielaborazioni contemporanee degli azulejos, riconduce la ceramica quotidiana al ruolo di archivio visivo della memoria personale e collettiva.
Parallelamente, PichiAvo — duo spagnolo formato da Juan Antonio Sánchez e Álvaro Hernández — attinge all’immaginario della scultura greco-romana, dei miti e delle allegorie classiche, trasponendoli su superfici urbane e materiali contemporanei.
L’incontro tra questi due universi genera un linguaggio comune, dove ornamento e figura classica convivono in equilibrio dinamico: la tradizione si rigenera, il passato dialoga con il presente, e la materia si fa simbolo.
Processo creativo e visione condivisa
Il progetto nasce da un dialogo spontaneo tra artisti che condividono la stessa sensibilità visiva e la stessa attenzione alla stratificazione culturale del Mediterraneo.
Durante la fase di ideazione, entrambi hanno esplorato i motivi iconografici tipici della ceramica portoghese — elementi geometrici, animali mitologici, figure classiche — ricercando connessioni con la monumentalità della scultura e con la forza del segno urbano.
Come afferma Add Fuel:
“Grazie al nostro passato possiamo capire chi siamo e possiamo lavorare sulle nostre radici per creare qualcosa di nuovo.”
Una dichiarazione che sintetizza l’essenza della collaborazione: un processo creativo fondato sulla consapevolezza delle origini e sulla capacità di trasformare la tradizione in linguaggio contemporaneo.
Per PichiAvo, l’unione con Add Fuel è stata un’evoluzione naturale:
“Abbiamo le stesse radici artistiche. La nostra collaborazione è nata con naturalezza, come conseguenza di una ricerca comune.”
Le opere e la ricerca sui materiali
Le opere nate da questa collaborazione combinano tecniche e materiali eterogenei: pittura murale, ceramica, gesso, legno e superfici ibride che fondono texture, pattern e figure.
L’uso dell’azulejo, tradizionalmente associato alla decorazione architettonica, viene reinterpretato come tessuto narrativo — una superficie che racconta l’identità di un luogo e la sua trasformazione nel tempo.
Accanto a questo, le figure monumentali di PichiAvo emergono come presenze atemporali, quasi scultoree, che abitano il colore e si fondono con le geometrie di Add Fuel in una composizione visiva di grande equilibrio.
Il risultato è un corpus di opere che unisce artigianalità e gesto urbano, memoria e innovazione, classico e digitale, restituendo all’arte urbana la sua dimensione di ponte tra epoche e linguaggi.
Significato per il collezionismo contemporaneo
Questa collaborazione rappresenta un punto di riferimento per il collezionismo di street art contemporanea.
Le opere di PichiAvo e Add Fuel offrono una chiave di lettura nuova: la possibilità di possedere un frammento di storia che non appartiene solo al presente, ma che dialoga con secoli di cultura visiva.
Per il collezionista, il valore risiede nella ricerca concettuale e nella trasformazione del linguaggio urbano in un contesto estetico più ampio.
Ogni opera è testimonianza di un equilibrio tra gesto spontaneo e costruzione formale, tra cultura popolare e arte classica.
Materia, memoria e identità
La collaborazione tra PichiAvo e Add Fuel è molto più di un incontro artistico: è un atto di riflessione sulla memoria come fondamento della creazione.
Attraverso la fusione di tecniche, simboli e materiali, i due artisti costruiscono un discorso visivo che unisce passato e futuro, manualità e tecnologia, tradizione e sperimentazione.
Il risultato è una narrazione potente e coerente, che invita lo spettatore — e il collezionista — a considerare l’arte urbana non solo come linguaggio del presente, ma come erede consapevole della storia dell’arte e testimone della memoria collettiva.
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